Le 4 domande da porsi per tornare in controllo della propria vita

Le 4 domande da porsi per tornare in controllo della propria vita



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Guarisci il tuo corpo… cambiando vita!

A tutti noi, nella vita, capita di soffrire. Di essere angustiati da disturbi più o meno cronici, da disagi fastidiosi. La nostra società, però, ci ha insegnato a preoccuparci molto di più dei nostri acciacchi fisici che di quelli dell’anima o della mente. Invece tutte queste cose (corpo, mente, anima) sono interconnesse. Io sono studioso di discipline orientali, dunque è ovvio che consideri gli accadimenti della nostra esistenza in maniera olistica. Cosa facciamo quando soffre il nostro corpo? Anche qui seguiamo i dettami della società, soprattutto della medicina occidentale. Prendiamo farmaci che risolvono i nostri sintomi. Ma che non ci fanno focalizzare sulla causa radice del nostro dolore. Raramente ci interroghiamo sul vero perché di un bruciore, di una pena, di un fastidio. Ancora più raramente ci poniamo la domanda: ma non è che il mio corpo soffre perché qualcosa non va nella mia vita? Non è che il mio corpo sta cercando di comunicarmi un malessere ben più profondo?

Quello che sto cercando di dire: quando non viviamo la vita che vorremmo, ne risentono anche i nostri organi. Ne risente il nostro umore che cambia, si inquina.

Nel libro Lost Connections, Johann Hari dice che negli USA una persona adulta su cinque assume medicinali per problemi psichiatrici. E si chiede: vi è davvero la necessità dell’uso smodato di queste sostanze? E, soprattutto, sono efficaci? Lo dicevo prima: i medicinali ci salvano o risolvono solo un sintomo? Non è che anziché risolvere il problema… lo nascondono sotto il tappeto?

Due cose mi hanno portato a voler scrivere questo articolo: aver riletto Lost Connections e aver parlato con un parente che da settimane lamenta un fortissimo mal di schiena. Il mio parente si sta imbottendo di antidolorifici. In realtà, per me è evidente che stia somatizzando. Somatizzando a causa di alcune responsabilità molto impattanti. Insomma, gli fa male la schiena perché sta portando il classico “peso del mondo sulle spalle”.

Questo articolo può aiutare lui, te, e anche me stesso. Spesso per stare meglio dobbiamo solo tornare a essere padroni della nostra vita. Tornare in controllo dei nostri valori, della nostra felicità, del nostro tempo. Non ti dico di buttare via le pastiglie che prendi o di non fidarti del tuo medico. Ma prova anche a cambiare la tua vita per far stare bene il corpo. E per cambiare la tua vita, poniti alcune domande chiave…

Le domande che devi porti

  1. Ami il tuo lavoro? Questa è sicuramente una domanda da fare, guardandoti allo specchio. Conosco ormai bene la cultura italiana. E so come la pensano gli italiani rispetto al lavoro. Spesso il consiglio delle generazioni più anziane è quello di “tenersi sempre stretto il posto di lavoro”. Un consiglio prudenziale e sicuramente assennato. Meglio un lavoro stabile, anche se massacrante, che la totale disoccupazione. Ma siamo sicuri che il lavoro che facciamo non sia causa di infelicità? Prendere lo stipendio è importante, ma lavorando otto o dieci ore al giorno stiamo migliorando davvero la nostra vita o la stiamo peggiorando? Chieditelo. E chiediti… quando fai il tuo lavoro, ti senti imprigionato in una routine alienante? Ti spaventa l’idea che questa routine ti accompagnerà fino alla tarda età? Quando lavori, senti che quello che fai per la tua azienda sia di valore? Senti di star creando qualcosa di importante per i tuoi colleghi o per i tuoi clienti? Ti senti utile e apprezzato? La risposta a queste domande potrà già aprirti gli occhi su come stai.
  2. Stai vivendo in solitudine? La pandemia ha peggiorato la vita di tutti rendendoci più reclusi. Le nuove abitudini di vita ci portano a stare spesso in casa e a fare tutto on-line. Preferiamo interfacciarci con gli altri tramite social, senza renderci conto che le persone con cui parliamo nei social non sono vere. Sono avatar, figure bidimensionali che non ci comunicano vere emozioni, sensazioni, odori. Guarda la tua vita: passi più tempo a chattare che a parlare con esseri umani? Ti pesa uscire di casa e preferisci ordinare ogni singola cosa on-line? L’uomo è un animale sociale, lo dicevano anche i filosofi antichi. Se ti imponi una vita da recluso e solitario, il tuo corpo potrebbe soffrire. Potrebbe indebolirsi. Potrebbe essere vittima di stati depressivi della tua mente che brama un altro tipo di esistenza.
  3. Sei connesso alla natura? La vita iper-tecnologica che facciamo ci porta a vivere usando device e computer, illuminati dalla sola luce artificiale degli schermi. Ma quando è stata l’ultima volta che sei stato in mezzo alla natura? E intendo davvero nella natura. Non conta la passeggiata che fai al parco, con lo sguardo attaccato al cellulare, le dita sulla tastierina e la mente sulla litigata che stai facendo su Whatsapp. Quand’è l’ultima volta che hai toccato un albero e ti sei seduto accanto ad esso, semplicemente meditando e respirando, accettando il dono del suo ossigeno? La natura è benefica. Il sole ci dà vitamina D. Il mare migliora la nostra tiroide. O ancora: iniziare un orto tuo, partendo dal farlo come un hobby, può portarti in futuro a mangiare più sano. La natura, insomma, non disintossica solo la tua mente ma aiuta anche i tuoi organi.
  4. Sei fedele alla tua visione? E con visione intendo il tuo desiderio più grande. La tua ambizione, quello che porti nel cuore da sempre. Insomma, il sogno nel cassetto. Quello che stai facendo nella vita è fedele a questo sogno? Stai onorando la promessa che hai fatto a te stesso? Stai vivendo la vita che vorresti? O ci stai almeno provando? Se questo non accade, mente e corpo sono disallineati. E potresti soffrire. Ancora peggio se nemmeno ce l’hai una visione. In tal caso devi rimediare. Inizia a meditare su cosa realmente vorresti fare. Se ti aiuta, metti tutto per iscritto in formato appunto. Scrivi cioè quello che vorresti fare e tutti gli step che potresti compiere per arrivarci. Così facendo getterai via le trovate più fantascientifiche partorite dalla mente, e ti focalizzerai sulle cose davvero possibili, fattibili, realistiche. E, magari, inizierai a farle da subito.

Riepilogo: la parabola dell’aragosta

Per riassumere i concetti di questo articolo, non posso che menzionarti la parabola dell’aragosta, brillantemente spiegata dal dottor Abraham J. Twerski? Il dottor Twerski dice che noi siamo come aragoste: esseri soffici che vivono in un guscio rigido. Quando noi cresciamo, il guscio intorno a noi diventa limitante. E iniziamo a sentirci sotto pressione, a disagio. Quando l’aragosta si sente così, abbandona il vecchio guscio e ne produce uno nuovo. Sarebbe facile per l’aragosta andare da un dottore. Dice Twerski che, sentendosi male, “l’aragosta andrebbe dal dottore a prendersi un Valium o un antidolorifico e si sentirebbe bene: non si libererebbe mai del proprio guscio.” È la sofferenza a spingere l’aragosta ad evolversi, a diventare migliore. Per cui, non temere la sofferenza. Ma prova a interrogarti su quale sia la sua origine.

Interrogati. Fallo anche grazie alle domande di questo articolo che spero potranno aiutarti a stare meglio.

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