La scienza dello stress: come trasformare lo stress in un superpotere!

La scienza dello stress: come trasformare lo stress in un superpotere!



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Lo stress non vuole farti del male

Abbiamo già avuto modo di parlare dello stress, e di quanto questo possa essere una presenza impattante nella nostra vita. Avevamo già avuto anche modo di citare gli studi sullo stress fatti da Robert Sapolsky, noto professore e neurobiologo.

Sapolsky spiega che le nostre risposte d’ansia e stress derivano dalla nostra natura animale. L’ansia è ciò che permette a una zebra, quando avvista un leone che sta per braccarla, di darsela a zampe levate. E grazie allo stress, se noi fossimo nella posizione della zebra, ci salveremmo usando ogni nostra energia per una risposta di fuga. Per questo lo stress è anche ciò che ci porta momentaneamente fuori dall’omeostasi. L’omeostasi è l’equilibrio del nostro corpo: temperatura, zuccheri nel sangue, valori ideali per il funzionamento di noi stessi e per la stabilità. Un evento stressante ci porta fuori dal nostro equilibrio omeostatico e - di fronte allo stress - si attivano gli ormoni che bloccano ogni attività considerata inutile in quel momento (l’istinto sessuale e la digestione non possono avere la priorità in una questione di vita o di morte!) per indirizzare l’energia dove davvero serve.

Sapolsky spiega che, non vivendo noi nella giungla in mezzo ai predatori, il fatto che le nostre reazioni stressanti derivino dal traffico e dalle bollette ci espone al disequilibrio omeostatico quotidianamente. In maniera cronica. Per questo lo stress è pericoloso.

Nella nostra visione, però, lo stress è anche sano. O meglio, è pericoloso solo se non lo si sa gestire. Come ogni altra cosa, come ogni altro meccanismo del nostro perfetto motore interno, lo stress può essere un attivatore. Un carburante. La chiave è tutta nel conoscersi meglio. Nel conoscere meglio noi stessi e come funzioniamo, anche quando lo stress ci sorprende.

Questo articolo nasce proprio per questo. Per capire come gestire lo stress ma solo dopo aver smesso di demonizzarlo. Solo dopo averlo capito meglio.

 

La scienza del nostro stress

Per aiutarci a capire meglio lo stress ci baseremo sulle parole del neuroscienziato e divulgatore Andrew Huberman. Egli fa innanzitutto una riflessione importante: non è del tutto vero dire che lo stress è un nostro retaggio “animale”. In realtà gli umani hanno da sempre avuto risposte stressanti di fronte a temi complessi, e dunque non solo rispetto ai carnivori nascosti fra la vegetazione.

Lo stress sociale legato alla perdita di un proprio caro, o il monte di preoccupazioni sulla vita era presente anche nelle popolazioni più antiche. Ha sempre fatto parte dell’umanità. Lo stress, dunque, non è un retaggio obsoleto e inutile. Nella vita urbana non è una zavorra (visto che in città non ci sono leoni). Piuttosto è un generico attivatore di sistemi interni. Il suo scopo non si adatta solo a certe epoche storiche o certi ambienti. Può servire a ogni essere vivente posto di fronte a ogni tipo di sfida.

Gli agenti stressanti possono essere psicologici o fisici. Proprio per questo - spiega Huberman - possiamo definire lo stress come un “attivatore generico”. La acute stress response ovvero lo short-term stress agisce peraltro con parecchia rapidità. Il sistema nervoso simpatico si accende per qualcosa che accade nella nostra mente o nel mondo intorno a noi. Una catena di neuroni si attiva - come accade ai pezzi del domino - in maniera velocissima. Quando ciò accade i neuroni producono acetilcolina. Per intenderci, è la stessa sostanza usata per muovere i nostri muscoli e che guida la concentrazione del nostro cervello. Quando questo fenomeno accade, ulteriori neuroni reagiscono alla acetilcolina e producono epinefrina, anche detta adrenalina.

Questa catena, lo abbiamo detto, funziona in maniera molto rapida. E l’epinefrina gioca un ruolo essenziale. Agisce in due modi diversi, come ci illustrava anche Sapolsky: prepara alcune parti del nostro corpo (il nostro cuore, per esempio, che accelera) e ne blocca altri (il sistema digestivo e riproduttivo).

 

Gestire lo stress dopo averlo capito

Solo dopo aver capito quali sono le cose che lo stress attiva internamente possiamo gestire la nostra agitazione. Nessuno nella storia, dice Huberman, si è mai placato semplicemente sentendosi dire “ehi, calmati”. Anzi, semmai così facendo si ottiene l’effetto contrario. Ma questo lo sappiamo tutti noi, dopo essere passati attraverso qualunque litigio!

Dire a qualcuno “ehi calmati” non è, insomma, un approccio scientifico. E i migliori modi per ridurre lo stress non possono prescindere dalla comprensione scientifica dello stress stesso. I real-time-tools dunque devono essere precisi e pragmatici, e sono quelli che intervengono sul sistema nervoso autonomo, che è collegato alla sensazione di agitazione o calma nel corpo.

Huberman spiega che se vogliamo ridurre l’impatto enorme della stress response non dobbiamo improvvisare. Dobbiamo studiarci. Dopo esserci studiati capiremo che il segreto risiede nell’attivare un altro sistema del corpo. Perché noi abbiamo una catena di reazioni atta a smuoverci, ma abbiamo anche una catena di reazioni che è fatta apposta per rilassarci. Stiamo parlando del sistema parasimpatico. Tale sistema, infatti, stimola il rilassamento, regola il riposo, la digestione e l'uso dell’energia.

Abbiamo capito dunque come agenti stressanti facciano da trigger per la nostra catena interna, atta a smuoverci e scombussolarci. E come esista un’altra catena che ci può invece placare, rilassare. Questo è un approccio davvero scientifico, così come è scientifico il consiglio che ne deriva.

Perché infatti Huberman stesso ci consiglia una metodologia. Una metodologia frutto delle sue ricerche e chiamata Sospiro Fisiologico.

Il sospiro è una forma naturale di reazione allo stress. Lo vediamo fare anche agli animali, in alcuni momenti (e loro certo non hanno bollette da pagare). E se parliamo con un nostro amico delle sfide da affrontare l’anno prossimo, potremmo vederlo agitarsi internamente ed emettere una lunga inspirazione che poi si conclude in un sospiro sbuffato.

Magari hai sempre visto con scetticismo i consigli sulla meditazione dei tuoi amici che fanno yoga. Ma con queste riflessioni fatte nelle righe precedenti abbiamo compreso che respirare - e sospirare - ha una base scientifica. Agisce sul sistema parasimpatico.

Lo stress influisce molto sulla nostra respirazione. Con il Sospiro Fisiologico, possiamo gonfiarci di ossigeno ed espellere la grande concentrazione di anidride carbonica. Anche questa è scienza.

Andiamo a comprendere come praticare il Sospiro Fisiologico:

  • Si effettuano due inspirazioni. Una lunga e, subito dopo, una molto breve.
  • A seguire si compie una lunga espirazione. Attraverso l’espirazione si immagina di rilasciare ogni tensione.

Il tutto è più efficace se si effettuano le inspirazioni con il naso e le espirazioni con la bocca.

Questa modalità di respiro è la stessa delle persone che stanno dormendo profondamente. Dunque che sono in uno stato di totale rilassamento.

Non ti diciamo che questo metodo rivoluzionerà la tua vita domani. Ti stiamo dicendo di sperimentare. Di provare a usarlo almeno una volta. Mentre sei nel traffico o davanti a una pila di bollette.

 

Consiglio pratico: semplicemente respira!

Il nostro consiglio pratico è per tutti coloro che non se la sentono di affrontare una pratica di Sospiro Fisiologico. Qualcuno di voi potrebbe non trovare molto giovamento, personalmente, nel ricevere indicazioni tecniche di respirazione. Magari qualcuno di voi, anziché rilassarsi, si sente bloccato. Ricevere tecniche precise e adottarle fa sì che tutto diventi cerebrale (”sto facendo quel che è stato detto?” “sto respirando bene?”). E quindi sopraggiunge l’agitazione anziché il rilassamento. Il consiglio pratico allora è: parti dal respirare, semplicemente. Respira nel modo in cui ti senti di fare. Le tecniche di breathwork sono molteplici e diverse, ma tutte si basano sul fatto che la frequenza e la profondità del respiro sciolgono le tensioni e ci danno chiarezza mentale. Trova il tuo breathwork allora.

Ricordarsi che respirare consapevolmente fa bene è già una cosa utile. Troppo spesso teniamo il respiro contratto e ci dimentichiamo di respirare. A volte viviamo in apnea. Dunque parti da questo piccolo passo. Di’ a te stesso “ehi, ho un respiro!”. Prova a sentirlo. Senti che c’è, che esiste. Trova un modo naturale per te stesso per immetterlo nel corpo, percepirlo. Renditi capace di produrre, portare e guidare il respiro nel corpo.

Trova il tuo modo per stare bene, imparando prima di tutto a conoscerti. Conoscerti è la chiave di tutto.

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Danilo Lapegna

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