Lo stress: amico o nemico?

Lo stress: amico o nemico?



In questo articolo parliamo di:

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Parliamo di stress

C’è chi non riuscirebbe mai a vivere una vita priva di impegni serrati. C’è chi sotto pressione produce ancora meglio, e si sente attivo. E chi invece odia sentirsi oppresso e va in tilt totale di fronte alle sfide più impegnative o alle scadenze imminenti. Ma allora come funziona lo stress? Potremmo definirlo un carburante che ci rende iper-produttivi, o è davvero quel killer insidioso che molti ci descrivono? Fu proprio Hans Selye, medico che dedicò la sua vita alla ricerca sul tema, a dircelo. “Non è lo stress a ucciderci, quanto la nostra reazione ad esso”.

Questa frase è molto importante perché ci dà la chiave di tutto: lo stress può essere pericoloso, sì. Solo se noi lo permettiamo. Solo se noi non sappiamo gestirlo.

In questo articolo ti spiegherò meglio cosa intendo. Ma prima è bene sottolineare quanto segue: se il tuo rapporto con lo stress ti crea notevole disagio e preoccupazioni, allora un aiuto psicologico è il primo passo per riuscire ad avere una vita migliore. Io ti do consigli sul benessere e ti cito fonti autorevoli. Ti aiuto a pensare, a migliorare le tue abitudini. Ma potrebbe non bastare. Quindi non avere paura di farti aiutare da un esperto. Il tema è delicato. E la tua salute è importante.

Nella jungla avremmo l’ulcera?

Respiro accelerato, stomaco bloccato, muscoli tesi, cuore che batte forte.

Hai provato questa sensazione un sacco di volte. Lo stress è un retaggio della nostra parte animale. Si tratta di quell’impulso che, nella jungla o nella savana, ci consentirebbe di agire in fretta e prepararci a lottare contro un predatore. O fuggire. Nel regno animale, lo stress è un breve momento di panico e terrore, una scarica elettrizzante che si dissipa quando il pericolo è passato. Per gli umani, lo stress è uno stile di vita. Uno stile di vita che sì, può diventare nocivo. Tossico. Distruttivo. Il neurobiologo e docente Robert Sapolsky ha dedicato allo stress testi come Perché alle zebre non viene l’ulcera? e documentari come Stress: Portrait of a Killer.

Sapolsky spiega bene la teoria dello stress come legame ancestrale con il regno animale. Un evento stressante è tutto quello che disturba la nostra omeostasi, ovvero il nostro equilibrio corporeo (temperatura, livello di glucosio, battito cardiaco, etc). L’omeostasi di una zebra è sconvolto dall’arrivo di un leone. Questo perché il corpo della zebra si preparerà alla fuga. Una zebra che per qualche minuto sente il battito cardiaco andare a mille non ha problemi fisici. Sta solo cercando di salvarsi la vita.

Quando parliamo degli umani e della nostra omeostasi, il discorso è diverso. Un umano che ha il cuore a mille solo perché è bloccato nel traffico sta vivendo lo stress, ma non in maniera salvifica come la zebra. Lo sta vivendo in maniera negativa.

Dunque, sì. Lo stress può diventare anche un killer. Uno stile di vita stressato - come l’esempio del tizio incavolato nero in macchina - e che viene anche cronicizzato può danneggiare il sistema cardiovascolare.

Nella jungla non avremmo l’ulcera perché lo stress sarebbe uno strumento di sopravvivenza come un altro. E nella jungla urbana, allora, cosa dobbiamo fare?

Un autore che amo molto è lo psicologo e neuroscienziato Ethan Kross. Anche lui, nella sua produzione, ha parlato di stress. Come Sapolsky ha parlato dei danni che lo stress, ad esempio, può avere sul sistema cardiovascolare. Ma Kross ha fatto una importante distinzione. Il fatto che lo stress uccida, dice Kross, non è esattamente vero. E io concordo con lui.

La reazione stressata è una risposta adattiva. Lo abbiamo detto parlando di zebre. Quello che rende questa reazione tossica è solo farla permanere in circolo nel nostro corpo. Spesso è proprio la nostra mente che amplifica lo stress. E lo fa scollegandosi dal momento presente. La mente potrebbe ripensare a un evento stressante e rimuginarci (proiezione verso il passato). O preoccuparsi in anticipo e riempirci di paranoie senza che nulla sia accaduto (proiezione verso il futuro).

La nostra mente perpetua o anticipa lo stress e ci fa agitare senza che ci sia alcun leone a braccarci.

Ma se è vero quello che abbiamo detto nell’intro, forse a ucciderci non è lo stress stesso. Che anzi a volte può essere un motore che ci spinge ad agire. Carburante positivo.

Forse a ucciderci è come noi viviamo e gestiamo lo stress.

Ecco dunque qualche consiglio per trovare un po’ di benessere.

Non avere mai, mai paura dello stress

Collegandomi alla teoria di Kross, io formulo questi due pensieri con cui ti invito a non avere mai paura dello stress. A non considerarlo questo omicida scellerato come molti testi vogliono presentartelo. Lo stress può essere tuo amico, se consideri che:

  1. C’è anche lo stress buono. Come Kross, io ritengo che non esista uno stress totalmente negativo. I danni potenziali sono dati da una risposta stressante accumulata, di medio-lungo termine. Ma lo stress immediato ci tiene pronti e lucidi. L’iper-attivazione può essere molto positiva. Lo stress buono, o eustress, è quello che non ti fa sottovalutare una deadline fondamentale. Che ti fa mettere il cuore nelle cose che fai. Che ti dà quella scarica emotiva che ti fa sentire vivo. Si tratta dello stress che senti prima di eventi straordinari, come una grande gara o anche un primo appuntamento. Non rinunceresti mai alle emozioni che lo stress buono ti regala. Pensa che noia non averle! Lo stress buono c’è. Esiste. Ti tiene motivato. Ti dà energia. Migliora le tue performance.
  2. Lo stress cattivo può essere gestito. Quindi da un lato esiste lo stress amico. Dall’altro c’è lo stress nocivo, certo. Ma può essere gestito. Gestito attraverso un lavoro su se stessi che comprende psicoterapia, meditazione, tecniche mindfulness.

Oppure seguendo semplici consigli che rendono la nostra vita migliore. Secondo Tony Crabbe, autorevole psicologo del lavoro, una causa radice dello stress prolungato è il gran numero di impegni di cui ci circondiamo. In vacanza pensiamo alle e-mail o alle cose da fare che ci aspettano al ritorno. E non solo ci crogioliamo in questa frenesia ma, spiega Crabbe, la usiamo anche per competere. “Molta della produttività è solo rumore bianco” afferma lo psicologo. Ebbene, per prima cosa ti chiedo di valutare se tutte le cose che fai durante il giorno sono per te prioritarie. Ti chiedo di stilare una lista dei progetti e mansioni che sono davvero indispensabili o imprescindibili. Facendo questo ragionamento, ti accorgerai di quante scadenze riempiono la tua agenda senza avere senso. Creandoti un sovraccarico che non serve. Non appena ti accorgerai di questo, sarai pronto alla domanda: perché lo faccio? Perché mi riempio la giornata di cose da fare, studiare, guardare? Forse perché ho paura del vuoto, di fermarmi, della noia? In fondo il rumore bianco è quello che riempie il silenzio. Da lì potrai partire per un importante lavoro su te stesso. Quando avrai spento il rumore bianco.

Altra cosa da fare è quello di usare sempre una narrativa positiva. ****Sapolsky spiega che, grazie ai suoi test, ha capito che un fattore di stress è dato dall’incertezza verso il futuro. Sono certo che tu, anche senza avere alle spalle un passato da ricercatore, avevi già compreso questa cosa. Molto spesso a stressarci non sono gli eventi in sé ma la paura che possano andare male. Il capo mi vuole parlare domani, forse mi vorrà fare una ramanzina? Quell’esame la prossima settimana sarà tremendo? Prepariamo il nostro corpo alla lotta come zebre nella jungla e rimaniamo in questo stato di vigilanza per giorni e giorni. Solo che… il leone non c’è. Ce lo stiamo immaginando noi. Per risolvere questo problema, una soluzione è quella di usare una narrativa positiva. Prova. Prova a dire a te stesso che le cose in futuro andranno bene. Che non c’è nulla da temere. Che sei forte e qualunque cosa accada ce la farai. Tu mi dirai che è una soluzione tanto semplice da essere banale. Ma l’hai mai provata? Provaci. Rispondi al tuo cervello, ogni volta che ti presenta la paura del leone, dicendo costantemente, come un mantra, “il leone non esiste e se ci sarà lo affronterò allora”. Preoccuparsi adesso non serve. Fa solo male.

Consiglio pratico: tieniti lontano dal cellulare

Il consiglio pratico che ti do riguarda un tema sul quale torno spesso: la digital detox. E tu dirai “me ne hai già parlato”, ed è vero. Ma questo denota una coerenza nelle mie teorie. Inoltre, non te ne ho mai parlato in funzione allo stress.

Non ti dico soltanto di tenerti lontano dal cellulare, ma ti spiego anche perché il cellulare aumenta lo stress negativo. Quello, dunque, che rende improduttivi.

E per farlo cito nuovamente Tony Crabbe. Lo psicologo spiega infatti che, mentre lavoriamo, non dovremmo essere distratti dalle notifiche dei vari social. Il nostro interesse per una notifica assorbe le nostre funzioni cognitive. Il cellulare e tutti i canali comunicativi da gestire diventano un ulteriore impegno. Qualcosa che affolla di più la tossicità delle nostre giornate, e dunque lo stress a medio-lungo termine. Pensa, ad esempio, a come il cellulare riduca i benefici anti-stress di una vacanza!

Sono in vacanza, giusto? Ma anziché godermi il momento, vivo con la tensione del fatto che dovrò scattare foto, e dovranno essere belle, e dovrò trovare un momento per applicare i filtri e per pubblicarle agli orari giusti e poi controllare che siano guardate. Anche la vacanza diventa, così facendo, un lavoro.

E questo non ti sta facendo diventare una star del web.

Ti sta solo esaurendo. Stressando in senso negativo.

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