7 Oggetti scientifici per una "produttività gentile"

7 oggetti scientifici per una "produttività gentile"



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Ciò su cui vorrei porre l’accento prima di iniziare è l’importanza del vedere la produttività come una funzione del nostro benessere, e non il contrario. Come un possibile strumento per stare e vivere meglio laddove applicabile, e mai come un pretesto per sacrificare, in nome della produzione continua di qualcosa, "tutto il resto". È sicuramente importante essere produttivi per tutto ciò che reputiamo significativo (siamo, in fondo "biologicamente progettati" dall'evoluzione per rimanere attivi e perseguire obiettivi), ed è fondamentale rendere alcuni processi più efficienti se ciò ci fa stare meglio, ma reputo anche vitale il non sacrificare la propria esistenza in virtù del rincorrere rendimento e risultati. Il non dimenticarsi dei momenti di pausa, arretramento, quiete. Senza infatti andare a toccare nuovamente un argomento complesso come quello della felicità, possiamo comunque affermare che nessuna esistenza di qualità potrà mai fondarsi sul trasformarsi in un macchinario da catena di montaggio. Non dobbiamo mai dimenticare di approcciare il nostro sistema corpo-mente in un’ottica globale, olistica. Qualunque massimizzazione acritica, qualunque lavoro sul perfezionamento di una funzione singola, come quella della produttività, senza curarsi di come ciò influenzi il sistema nel complesso, non può che produrre squilibri, tendenze autodistruttive, infelicità.
Fatta quindi la "necessaria premessa" e appurato che la nostra ricerca di maggiore produttività segua delle banali regole di armonia e buonsenso, vediamo quali oggetti possono essere aggiunti al nostro ambiente di lavoro per migliorare la nostra concentrazione, creatività e benessere generale. Ma soprattutto, vediamo quali tra gli stessi hanno dei reali principi scientifici alla loro base e quali, invece, necessitano di un "approccio differente":


Laptop stand?

L'entusiasmo per i benefici del lavorare e studiare in piedi è palpabile ormai già da almeno una decade. Come sempre tuttavia, è fondamentale esaminare le prove scientifiche che sostengono simili trend. Grazie infatti a valide ricerche nel campo come Daily sitting time and all-cause mortality, è ormai opinione consolidata quella secondo cui stare seduti per periodi prolungati può effettivamente aumentare il rischio di malattie come quelle cardiovascolari. Inoltre, per quanto ne sappiamo, è altrettanto probabile, secondo studi come Desk-based workers’ perspectives on using sit-stand workstations, che l'utilizzo di supporti da laptop che consentano di lavorare in piedi possano rappresentare una buona componente della soluzione al problema. Il fattore principale su cui prestare attenzione tuttavia è: come accade per ogni problema complesso, è impensabile che l'intervento su una sola componente possa risolverlo automaticamente; per questo, la maggioranza delle ricerche sull'argomento ha rafforzato l'idea che, assieme a un accessorio del genere, è necessario ripensare in parte il proprio approccio al lavoro e stile di vita nel complesso. Questo include: il darsi delle pause, impostare (o consigliare ai propri manager di impostare) delle giornate lavorative che offrano maggiore flessibilità, nonché il "caro vecchio trucco" del controbilanciare i rischi di tale sedentarietà con una giusta quantità di attività fisica. Per coloro che, quindi, avessero voglia di dotarsi di un giusto supporto da laptop a un prezzo decente, consiglio questo per chi punta a una semplice estensione alla propria scrivania (è la soluzione che ho scelto io), o questo, per chi vuole una sorta di "scrivania alternativa" a poco prezzo. I benefici sono "praticamente assicurati', purché non dimentichiamo di puntare a un approccio più globale ed esteso alla nostra eventuale "sedentarietà da ufficio".


Remarkable, Kindle Scribe e altri strumenti di scrittura "ibrida"?

Diversi studi, come quello del 2014 di Pam A. Mueller e Daniel M. Oppenheimer su "Psychological Science", hanno evidenziato come la scrittura a mano possa migliorare notevolmente la nostra memoria a lungo termine. Gli studenti che prendevano appunti in modo tradizionale, anziché su un computer, avevano una migliore comprensione e ritenzione del materiale; il che parrebbe suggerire che scrivere a mano può stimolare una più profonda elaborazione cognitiva, facilitando così la memorizzazione e il processamento attivo di tutto ciò che si annota.
Detto ciò, non sto certo suggerendo di abbandonare la digitalizzazione. Piuttosto, a mio avviso tutto quanto affermato finora rinforza i vantaggi dell'utilizzare un tablet o un dispositivo a inchiostro elettronico con penna, come il Remarkable 2 (che personalmente possiedo, e uso quotidianamente con estrema soddisfazione) o il Kindle Scribe. Oppure, un'alternativa leggermente più economica potrebbe risiedere nei cosiddetti "quaderni smart" che, pur essendo di carta, permettono di sincronizzare attraverso una penna speciale le proprie note su un'app. Questi strumenti infatti permettono di sfruttare il meglio di entrambi i mondi: i vantaggi della scrittura a mano e quelli della digitalizzazione. Potrai così ottimizzare il tuo livello di concentrazione grazie al lavoro attivo richiesto dalla scrittura manuale e allo stesso tempo modificare, archiviare e organizzare le tue note nel modo più efficiente, grazie ai sistemi di indicizzazione e conservazione offerti dal digitale. Gestisco così i miei appunti più importanti e non credo di avere ancora trovato metodo più ottimale. "Detto tra noi", inoltre, a mio avviso il bello di questi strumenti è nel loro mostrarci che a volte il progresso più efficace è in un'integrazione sensata di alcuni stilemi passati con l'oggi, piuttosto che in un loro completo abbandono; nel loro essere un monito potente che nella sintesi dei contrari possono risiedere nuove forme di bellezza e funzionalità.


Lampade per simulare la luce del giorno?

La luce gioca un ruolo cruciale non solo nella nostra capacità di vedere, ma anche nel modo in cui il nostro cervello funziona. La vista è uno dei sensi che ci permette di interpretare il mondo circostante, inviando continuamente segnali al nostro cervello che, a sua volta, li elabora per produrre risposte coerenti. La luce del giorno, in particolare, ha un impatto significativo sul nostro ritmo circadiano, il ciclo naturale di sonno e veglia che regola la secrezione di melatonina, un ormone cruciale per il sonno, e la serotonina, uno dei neurotrasmettitori che più parrebbe contribuire alla nostra sensazione di benessere e felicità, oltre a risultare basilare per la regolazione di altre funzioni vitali.
La scienza ha insomma in più di un'occasione dimostrato che una corretta esposizione alla luce naturale durante la giornata può migliorare l'umore, la concentrazione, l'energia e persino lo stato di salute generale. Tuttavia, non sempre è possibile avere accesso alla luce naturale, specialmente in alcuni ambienti lavorativi o durante i mesi invernali, quando le ore di luce sono ridotte. Qui entra pertanto in gioco l'importanza di una lampada che simula la luce del giorno. Questi dispositivi sono infatti progettati per imitare la luce naturale e sono spesso utilizzati per contrastare i disturbi affettivi stagionali; possono inoltre aiutare a regolare i ritmi circadiani, nonché migliorare il focus e l'energia. Per coloro che trascorrono molte ore al chiuso, o tendono a lavorare in orari in cui la luce naturale è scarsa, questa può pertanto rappresentare un'aggiunta eccellente al proprio spazio di lavoro. Un modello che ho consigliato spesso per la qualità della luce emessa e l'opzione di regolazione dell'intensità, in relazione al prezzo, è questo.



Scatola di biscotti a tempo?

Il tempo: ingrediente e restrizione di ogni nostra libertà. In questa sezione tuttavia non intendo parlarvi del "solito" pomodoro timer, ma più che altro del fatto che negli Stati Uniti qualcuno ha pensato di inventare una scatola per biscotti con un timer: finché il timer non scatta, la scatola è impossibile da aprire, così da limitare in teoria l'accesso a qualunque cosa vi sia contenuta, siano essi snack o sigarette, durante la giornata. E così questo oggetto, nato per arginare impulsi e dipendenze lievi, può essere facilmente riutilizzato a mo' di strumento per favorire periodi di "flusso" e "lavoro profondo". Grazie al timer infatti, è possibile non solo tracciare il proprio tempo di lavoro, come nella "Tecnica Pomodoro" (che sì, per chi non lo sapesse: parliamo di 25-30 minuti di lavoro seguiti da 5-10 di pausa, monitorati attraverso un timer), ma possiamo anche isolare all'interno del contenitore il nostro cellulare o altre fonti di distrazione. Tuttavia, ci sono alcune considerazioni importanti da fare: 1) La necessità di essere reperibili per chiamate urgenti, 2) Il caso in cui vi serva il telefono per l'autenticazione a due fattori e 3) L'importanza di sviluppare autonomamente l'autodisciplina necessaria per astenersi dalle distrazioni, piuttosto che attraverso l'affidamento a "trucchi" di qualunque genere. E quest'ultimo punto è cruciale se si considera come obiettivo ragionevole l'efficacia a lungo termine: più ci affideremo a "trucchi" vari e meno alleneremo il nostro cervello a rafforzare le aree cerebrali associate a disciplina e sforzo. Ottimo insomma come strumento di supporto al lavoro e alla propria gestione dei dispositivi elettronici, ma non come "soluzione unica" per lo scopo (e men che meno per delle dipendenze più serie). Per chi volesse andare per qualcosa di economico c'è questo. Io però personalmente possiedo questo, lo uso ogni tanto per riporvi il cellulare e, comparando alcune recensioni, mi sentirei di dire che il prezzo extra vale la pena in termini di qualità costruttiva (e pertanto di "non scassinabilità" del prodotto).



Diffusori di aromi?

L'aromaterapia, spesso associata al relax e al benessere (ma ahimé anche a tante "pratiche fuffarole"), è stata in realtà anche spesso correlata a fattori come il miglioramento della produttività, della cognizione e della memoria; è importante tuttavia sottolineare che una parte di questi dati proviene da studi su animali anziché su umani, mentre un'altra parte deriva da studi su pazienti con determinate patologie che necessitano di ulteriori approfondimenti; quindi, in sostanza, l'opinione scientifica in proposito è ancora non del tutto chiara (pur propendendo verso il "si tratta per lo più di effetti placebo"). Tuttavia, un insieme di condizioni che amo spesso citare in presenza di opinioni scientifiche dubbie su qualcosa è:
  1. Se senti che la cosa ti fa bene ed è innocua.
  2. Se tale cosa non contraddice qualche chiara legge scientifica o di buonsenso.
  3. Se accetti che, essendo i suoi buoni effetti probabilmente in parte dovuti all'effetto placebo, potrebbero essere altalenanti o inaffidabili.
  4. Ma sopratutto, se senti che questa cosa non toglie tempo e risorse a qualcosa che ti consentirebbe di avere vantaggi più duraturi e significativi (ad esempio, qualora soffri di ansia cronica, non metterti certo a usare l'aromaterapia come sostituto per un intervento psicoterapeutico-sanitario. Al più, se ti va, integra le cose)...
... allora, perché non sperimentare? Dubito, visti i dati a nostra disposizione, che l'aromaterapia possa rappresentare una qualche forma di panacea alle nostre ansie o ai nostri problemi di concentrazione, ma può certamente aggiungere valore e piacere alla nostra quotidianità, e persino "coccolare" il nostro cervello e favorire la rievocazione di emozioni positive. Il tutto, ovviamente purché si punti a diffusori di profumi od oli essenziali che non utilizzino alcuna forma di combustione (vedasi anche: niente di ciò che brucia può fare particolarmente bene ai nostri polmoni, quindi no, niente incenso!). In particolare, due diffusori che posso consigliarne per rapporto qualità/prezzo sono questo per un dispositivo di fascia di prezzo bassa, oppure questo per chi volesse qualcosa di maggiore qualità e meglio integrabile con le proprie funzioni di smart home.


Piante?

È opinione abbastanza comune che alcune piante da interni possano migliorare la qualità della propria postazione di lavoro, nonché del proprio ambiente in generale. Questa idea è ampiamente supportata dalla letteratura scientifica grazie a studi come questo o questo. Il tutto sembra dovuto a diversi, "ovvi" fattori, tra cui miglioramento sostanziale della qualità dell'aria, filtraggio dei composti volatili e un senso naturale di positività e benessere che percepiamo di fronte a certi tipi di vegetazione (forse, una sorta di "liberatorio" promemoria che nonostante ogni nostro tentativo di separazione, siamo ancora parte connessi a un mondo molto più antico di noi?). Inoltre le piante sono anche in grado di regolare l'umidità in un ambiente chiuso, assorbendo l'acqua presente nell'aria attraverso il loro processo di traspirazione; questo può essere particolarmente utile in uffici con aria condizionata, dove l'aria tende ad essere più secca, contribuendo a prevenire problemi come la secchezza degli occhi, delle vie respiratorie e della pelle. Se poi temete che le vostre piante richiedano un'eccessiva manutenzione, considerate che specie come la Sansevieria, il Pothos e la cosiddetta "Pianta ragno" sono al contempo resistenti, necessitano di poca manutenzione, e parrebbero essere incredibilmente efficaci (a differenza, per esempio, delle piante grasse) nella rimozione di inquinanti dall'aria.


Cuffie con funzione di cancellazione del rumore?

Alcuni di noi hanno bisogno di silenzio assoluto mentre lavorano. Altri, di un minimo di background sonoro. Altri ancora, variano giustamente la propria risposta in base al momento del giorno o al tipo di attività. Qui tuttavia, al di là della nostra percezione più impulsiva, dobbiamo prestare la giusta attenzione al fatto che il nostro “background sonoro” può interferire con i nostri processi cognitivi anche senza che ce ne accorgiamo. Il consiglio infatti che do' spesso in questi casi è quello di ricercare il proprio punto sonoro di “interferenza minima”. Ossia, il livello di volume o interferenza che ancora ci aiuta a studiare, lavorare o concentrarci meglio, ma al di là del quale cominceremo inevitabilmente a sottoperformare. Questo può essere dedotto sperimentando con la banalissima regola del: se con questo tipo di suoni riesco a concentrarmi e a lavorare con una qualità pari o superiore rispetto a quanto accade in assenza di suono (prova a fare un test e a comparare 5 minuti in un caso vs. 5 minuti nell'altro caso), sono probabilmente in un punto di equilibrio. Altrimenti, è probabile che si debba cambiare qualcosa, e persino che un “punto di interferenza minima”, almeno in certi contesti, non possa essere ritrovato né ricreato. Se per esempio ti avvicini alla fine della giornata e tutto ciò che senti è un’estrema fatica mentale, può darsi che qualunque tipo di tappeto sonoro non farà che peggiorare la qualità del tuo risultato.
In ogni caso, che il tuo scopo sia quello di ridurre, calibrare o annullare il tuo background sonoro, è possibile che delle buone cuffie con cancellazione del rumore siano proprio ciò di cui hai bisogno per "potenziare" le tue sessioni di studio o lavoro. Ce ne sono di abbastanza economiche, come questa, che ovviamente però non forniscono un attutimento ottimale. Personalmente possiedo queste, e trovo che il costo più alto ripaghi appieno, in termini di qualità. Le trovo infatti assolutamente straordinarie per "ritagliarmi un'oasi di pace sonora" anche nell'ambiente di lavoro più caotico. Perché alla fine, molto gira anche intorno a questo: simili cuffie forse non sono solo dei semplici "dispositivi tecnologici", ma degli ottimi "oggetti di autodeterminazione". Ci permettono di creare spazio personale anche nelle situazioni più rumorose e questo a mio avviso, in un mondo così "invadente" da un punto di vista informativo, può assumere un valore quasi illimitato.



Diventa il "designer visionario" del tuo ecosistema lavorativo

Il mondo sta cambiando, e con esso i vecchi stilemi sul lavoro. Tra lavoro remoto, workspace personalizzati e nomadismo digitale, questa è un'era che ci richiede a gran forza di "pensare differentemente", e di far sì che ciascuno di noi rimodelli il proprio ambiente e i propri paradigmi lavorativi per allinearsi a una nuova visione più armonica, rispettosa, sana del sé. Non si tratta più solo di "gestire meglio" il proprio tempo o le proprie energie fisiche; si tratta di diventare noi stessi designer di un ecosistema che sia una naturale e spontanea estensione del nostro essere. Perché si sente spesso parlare del lavoro come "maledizione" o "sfortuna", ma a mio avviso ciò rimane vero solo nel momento in cui lo stesso si svolge in completa distonia con la nostra identità e i nostri valori; senza qualcosa verso cui propendere, in fondo, siamo "biologicamente condannati" a un vuoto che non ci appartiene. E francamente, non riesco a pensare a maledizione più grande.
Ci vediamo alla prossima!
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