Il problem solving dell’italiano medio

Il problem solving dell’italiano medio

L’italiano medio

Un mio amico qualche giorno fa, mentre bevevamo il caffè in un bar e facevamo chiacchiere rilassanti su argomenti triviali, se ne esce con un moto di esaltazione. Lo aveva appena folgorato un’epifania, un’idea geniale. Mi dice che ha uno spunto per un articolo che dovrei assolutamente scrivere: una lista di tutti i difetti dell’italiano medio e le possibili soluzioni.

Ho subito frenato il suo entusiasmo dicendogli che, da persona non italiana se non d’adozione, non potevo permettermi di fare un articolo su stereotipi e vizi italiani. E poi, io vedo moltissime aree di miglioramento quando mi guardo intorno, ma questo perché siamo tutti umani e quindi defettibili. Non c’entra essere italiani o meno.

Il mio amico però ha insistito mostrandomi gli aspetti costruttivi di un simile articolo. Gli ho detto: “Facciamo una cosa. Indicami tu, da italiano, i difetti degli italiani medi e io mi limiterò a indicarti la soluzione”.

Anzi, gli ho detto, rendiamo l’articolo ancora più specifico.

Quali sono i difetti tipici dell’italiano medio quando si approccia al problem solving? Cosa gli manca per risolvere correttamente un problema?

Il mio amico, alla fine, mi ha dato davvero la lista!

E io ho pensato alle soluzioni.

Cosa non va nel problem solving all’italiana?

  1. Lamentarsi. Secondo il mio amico, uno dei primi difetti all’italiana è lamentarsi in continuazione. Non c’è nulla di male in qualche vivace polemica da bar, anzi spesso questo crea gruppo. Ma la vera tossicità del lamentarsi continuamente è l’auto-commiserazione. Chi si lamenta troppo e non agisce non fa che ingigantire i propri problemi e porsi sotto i riflettori come vittima. Le persone che hanno uno spirito forte e una mente centrata, invece, affrontano le emozioni negative come tutte le altre. Mandano giù bocconi amari ogni giorno. Ma non inquinano ulteriormente la loro mente lamentandosi. Non perdono tempo a domandarsi se la vita sia stata giusta o ingiusta, e a piagnucolarci sopra. Non cercano di passare per quelli che hanno sofferto più di tutti gli altri. Affrontano la tempesta. Sanno che è normale passare brutti periodi nella vita. Non sfuggono dall’emozione negativa ma la portano con loro e passano attraverso il periodaccio senza uscirne piegati o devastati. Ecco quanto può essere tossico lamentarsi con auto-commiserazione. Ecco perché queste persone forti non lo fanno.
  2. Imprecare. Questa mi ha fatto molto ridere. Secondo il mio amico, gli italiani credono che imprecare sia la risposta a un problema: che sia un elettrodomestico che si rompe o una fila di semafori rossi o anche cose ben più gravi. Ripeto, questo punto mi ha fatto molto ridere e credo immaginiamo tutti a quale genere di imprecazioni stesse pensando il mio amico. Inizialmente non sapevo nemmeno come rispondere a questo buffo punto, ma poi mi sono reso conto che la questione è ben più seria. Io personalmente sono contro ogni forma di aggressività. E sì, anche esclamare ad alta voce imprecazioni per sfogarsi è una esternazione aggressiva. Contro noi stessi. Le persone dotate di spirito forte e mente centrata non lasciano che un semaforo rosso li porti a urlare parolacce. E nemmeno problemi ben più gravi. Le persone forti praticano invece la gratitudine. Raramente sentirai una persona forte e realizzata avere la bocca piena di improperi contro la vita, la sorte, il destino o le forze divine. Le persone forti di solito sono grate all’universo per tutte le cose che hanno. Per tutte le cose su cui possono contare. Non si concentrano sul gap, sulla mancanza. Fare questo è molto tossico. Si concentrano su quello di bello che hanno per dire grazie.
  3. Deresponsabilizzarsi. Qui, devo dire, concordo molto. Anche a me capita di vedere conoscenti italiani che buttano sempre la colpa altrove. Se ci sono casini al lavoro, è sempre colpa dei colleghi o del capo. Se la città va a scatafascio, è colpa del sindaco e della giunta. E il Paese? Colpa dei governi precedenti o dei politici attuali, e anche delle banche. Non nego che ci siano forze esterne con cui interagiamo in maniera intersoggettiva che ci complicano la vita. Non nego che molte delle nostre crisi dipendano dagli altri. Ma abbiamo una vita sola, e non possiamo lasciarla appassire dicendo “tanto non è colpa mia”. Sei tu l’artefice del tuo destino. Inizia a capire le cose su cui hai controllo, ignorando quelle su cui non ce l’hai. Cosa potresti migliorare tu? Sii onesto con te stesso. Capisci i tuoi punti deboli, le tue aree di miglioramento. Se qualcosa non va nella tua vita, fai un passo all’esterno, guardati da fuori e prova a identificare tutte le azioni che hai compiuto e che ti hanno portato nella non piacevole situazione in cui sei. Hai visto ora che non è sempre colpa degli altri?
  4. Aspettare. Secondo il mio amico, l’ultimo dei difetti è quello di rimanere impassibili, fermi, e lasciare che la situazione diventi stagnante. Questo ultimo difetto è il riassunto di tutti i precedenti, se ci fai caso. Se io mi deresponsabilizzo, se io di fronte alla crisi do la colpa agli altri, se il massimo che so fare è lamentarmi e imprecare, è ovvio che non agirò mai. Questo indica pigrizia mentale. Ma non una pigrizia rilassante, ahimè. Facendo così i problemi si accumuleranno in pila e la mia vita sarà sempre più brutta. Finché non decido di tirarmi su le maniche e trovare una soluzione.

Riepilogo: rimetti in ordine la tua vita e risolvi i problemi

In questo articolo abbiamo fatto un piccolo giocoso esperimento dedicato ai fruitori italiani dei miei articoli, descrivendo gli errori dello “spaghetti problem solving”. Ma io a questo gioco non ci credo mica fino in fondo, sai? Secondo me non esistono errori “all’italiana”. Credi che negli altri Paesi non vi siano persone che si abbandonano all’auto-commiserazione e tristemente vedono la loro vita andare in fumo pensando sia colpa dei governi?

Quando hai un problema affrontalo con coraggio. Non aspettare ma non essere nemmeno impulsivo. Studia quel dannato problema. Arriva alla root cause, la causa radice. Per farlo, poniti mille domande e tutte che iniziano con “perché?”. Cerca di arrivare alle soluzioni, non a contromisure momentanee. E cerca di apprendere da ogni situazione. Questa sarà la vera ricchezza. Anche in caso di fallimento, sappi che avrai imparato. Ma potrai farne tesoro solo se sarai consapevole di cosa hai appena imparato. Questa è la più grande lezione. Che tu sia italiano o no.

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