Senza il peso dei rimpianti

Senza il peso dei rimpianti



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Cos’è un rimpianto?

La Treccani lo definisce “il ricordo dolente di occasioni mancate”. Ma anche senza questa definizione da manuale, ognuno di noi saprebbe benissimo definire questa sensazione. Il rimpianto è ciò che ci assale quando pensiamo a tutte le cose che, nella vita, potevano andare diversamente. Potevano andare meglio, magari. Il rimpianto ci coglie quando ci sentiamo in tremendo ritardo e pensiamo che tutti i buoni treni che potevamo prendere siano ormai passati.

Ma condurre una vita preda dei rimpianti è un incubo. Significa vivere male. Vivere con la narrativa ( creata da noi stessi) che la versione migliore di noi - quel che potevamo essere - non esisterà mai più. Proprio a causa di quelle occasioni perdute.

Un incubo davvero. Diceva Benjamin Franklin, infatti: “Chi rimpiange troppo i giorni migliori rende ancor peggiori quelli cattivi”.

Oggi cercheremo di insegnarti a vivere senza il peso enorme del rimpianto.

E non perché i rimpianti siano una zavorra da lasciare per strada.

Come sai noi promuoviamo l’accettazione di ogni parte di noi. I rimpianti ci raccontano una storia del nostro passato che non va trascurata. Ma possiamo provare almeno a rendere i rimpianti meno pesanti. A non renderli ostacolo nel nostro cammino verso il futuro.

Guardare al passato con nostalgia

Il rimpianto può riempire la nostra mente ogni volta che pensiamo a quel che potevamo essere e non siamo diventati. Un imprevisto che ha stroncato una nostra carriera sportiva. Una indolenza che ci ha impedito di coltivare il nostro talento. Una decisione sbagliata che ci ha fatto cambiare lavoro o città. Un errore che ha distrutto un nostro grande amore.

Quando siamo crucciati da tutti gli “e se…” del passato, ci sentiamo irrimediabilmente troppo vecchi o troppo in ritardo per cambiare ancora le cose. E invece siamo perfettamente in tempo.

Noam Gershony ha avuto davvero la vita cambiata per sempre. E non da un piccolo imprevisto. Ma da un incidente quasi mortale in elicottero. Ora è uno speaker motivazionale e un grande atleta.

L’autrice Bronnie Ware ha parlato con persone per cui era davvero troppo tardi. Malati terminali, che davvero non avevano più nulla se non ricordi e rimpianti. E che hanno ispirato alla donna il libro Vorrei averlo fatto.

Gershony e la Ware hanno visto quanto davvero può essere pesante un rimpianto. E questo ci dà già modo di ridimensionare i nostri momenti di autocommiserazione e lamentela, non trovi?

Gershony racconta di quale tremenda esperienza sia avere la vita cambiata per sempre. La sua esistenza scorreva normalmente, nulla sembrava prepararlo all’incidente. All’idea di un mondo stravolto irrimediabilmente.

Al suo risveglio in ospedale, a tormentarlo fu la domanda “Come sarebbe andata la mia vita se non avessi fatto l’incidente?”. Questa domanda lacerante teneva Gershony bloccato e gli impediva di evolversi. Tutto questo finché egli non comprese che era proprio la domanda ad essere sbagliata.

Tormentarsi con quesiti come “Perché è successo a me?” creavano un meccanismo di arresa di fronte all’avversità. Ma quando egli capì di essere comunque stato più fortunato del suo copilota, che aveva perso la vita, tutto si modificò, Egli capì quanto potesse essere rivoluzionaria una nuova forma di domande. Come: “E se fossi stato io al suo posto? I miei genitori al posto dei suoi genitori?” In quel momento fu grato di essere almeno vivo.

Gershony si era sempre concentrato sugli “e se…” negativi e questo causava i suoi rimpianti.

Solo quando ha sbloccato se stesso dalla trappola dei rimpianti, solo allora ha aperto la sua vita a nuove possibilità. Possibilità che lo hanno portato a vincere l’oro paralimpico nel tennis.

Anche Bronnie Ware ci dà un grande contributo sul tema del rimpianto.

Anzi, ci dà una visione molto poetica su questo topic. Il rimpianto, ella afferma, nasce da una vita senza coraggio, e dunque la chiave è: vivere al tempo della musica che il nostro cuore sta cantando.

Fantastico!

Vivere una vita senza rimpianti vuol dire iniziare a vivere senza aspettare che sia troppo tardi. Senza indugiare nell’immobilità. Facendo. E questo significa onorare la chiamata del nostro cuore.

La chiamata del nostro cuore è spesso difficile da ascoltare, ci dice la Ware. Spesso la ignoriamo, o cerchiamo di sedarla, narcotizzarla, annegarla nei vizi.

Ma quando la ascoltiamo e abbiamo il coraggio di seguirla, allora iniziamo a vivere per il futuro. E i rimpianti smettono di pesare così tanto.

Prontuario per una vita senza rimpianti

  1. Accetta le fragilità. Sia Gershony che la Ware ci chiedono lo sforzo di essere consapevoli delle nostre vulnerabilità. Nella nostra vita ci troveremo a subire gravi drammi. E, alla fine, il nostro tempo su questo pianeta finirà. Come per tutti. Essendo consapevoli di questo, e non spaventati, smetteremo di sentirci così atterriti da essere incapaci di agire. O così sconfitti da un imprevisto da essere incapaci di rivoluzionare la nostra vita. “L’idea della morte non deve spaventarci come una minaccia che incombe, ma essere uno strumento per vivere la nostra vita” spiega la Ware. “Le perdite fanno parte della nostra vita. E parte dell’essere in vita” afferma Gershony. Per non vivere una vita di rimpianti e affrontare il futuro dobbiamo far sì che le perdite non ci schiaccino. Che gli imprevisti, le sconfitte non ci schiaccino. Ma che, anzi, tutto sia da insegnamento.
  2. Non torturarti con pensieri negativi. Il rimpianto spesso ci porta a criminalizzarci per gli errori che abbiamo commesso. O odiare il nostro destino. Invece devi imparare ad accettare la tua sorte. Come dice il saggio, devi imparare a far sì che gli ostacoli sul percorso diventino il percorso. E se hai fatto errori che ti causano rimpianti, beh, abbi compassione verso il te del passato. Smetti di punirti. All’epoca, hai fatto il meglio che potevi con gli strumenti che avevi. Fai il meglio che puoi anche adesso, ma con più coraggio.
  3. Focalizzati su quello che puoi controllare. Inutile rimuginare su cose che vanno al di là del nostro controllo. Già, è una inutile perdita di energia. Gershony dovette imparare di nuovo a camminare a 24 anni. Per questo ha dovuto evitare l’overthinking negativo e l’intrusione dei demoni interiori e si è dovuto focalizzare sul suo percorso di guarigione e rinascita. La sua gamba sinistra non funzionava più. Poteva mettere tutto il suo focus sull’enorme dramma di questa perdita. Oppure? Oppure poteva intervenire su quella destra, che ancora funzionava! E così ha fatto, infatti.
  4. Concentrati sull’ottimismo e circondati di persone ottimiste. Anche questo è un consiglio sul quale Gershony insiste molto. Un altro individuo celebre che ha sempre sottolineato la “scientificità” dell’ottimismo è Michael J. Fox. Anche lui vittima di una grande tragedia, una diagnosi di Parkinson in giovane età, avrebbe potuto vivere una vita di dolore, solo con il rimpianto della carriera che aveva perduto. Con il rancore verso un fato ingiusto. Invece ha continuato ad andare avanti. Continuato la sua carriera, fatto nuove esperienze, viaggi, creato una fondazione benefica di enorme impatto sulla ricerca. La chiave di tutto, per lui, è stata nell’ottimismo. E come si attiva l’ottimismo? Essendo grati alla vita. La gratitudine per quello che la vita ci dà (dunque non focalizzarci solo su quello che ci ha tolto) ci permette di andare avanti e lavorare per il futuro.

Consiglio pratico: fai una esperienza nuova ogni giorno!

Ok, ok, magari “ogni giorno” è difficile.

Ma il nostro consiglio per non avere rimpianti è guardare sempre al futuro. Il classico “fai ogni giorno qualcosa che ti spaventi”. Un po’ come Jim Carrey fa in Yes Man vedendo in ogni sfida della vita una possibilità. Questo mindset ti farà scoprire che non sei troppo vecchio per imparare una nuova velleità. Che non è troppo tardi per iniziare quel corso di cucina, o di ceramica, o per fare quel viaggio che sognavi da sempre.

Mettiti in gioco. Trova - se non ogni giorno - almeno mensilmente degli obiettivi sfidanti per la tua comfort zone. Anche Seneca, faro dello stoicismo, parlava così del rapporto fra guardare al passato con rimpianto e guardare al futuro con speranza:

“lascia che i tuoi occhi dimentichino, che le tue orecchie si abituino a parole più sane. Tutte le volte che uscirai in pubblico, perfino di passaggio, ti si presenterà qualcosa che riacutizzerà i tuoi desideri”

Le persone che, per cambiare la loro vita, hanno dovuto aspettare esperienze estreme (una diagnosi inaspettata, un lutto di un familiare, un incidente grave) si augurano sempre che gli altri esseri umani capiscano quanto è effimera la vita prima di arrivare a una tale esperienza.

Vale anche per te: non aspettare troppo prima di imparare questa lezione. Mettila in pratica adesso. Se provi esperienze nuove avrai fiducia nel tuo futuro, e il tuo percorso - fresco, lindo da errori - ti si presenterà davanti agli occhi. Ti sarà rivelato.

Devi solo avere fiducia. E andare, adesso.

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