Il Minimalismo Digitale può davvero ridurre la tua ansia?

Il Minimalismo Digitale può davvero ridurre la tua ansia?



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La libertà che si prova staccando la spina

In un precedente articolo avevo parlato dei benefici che si ottengono lavorando a progetti importanti senza distrazioni intorno. Avevo indicato, grazie alle statistiche, internet come principale fonte di distrazione. Oggi voglio ampliare questo concetto per provare a capire se il Minimalismo Digitale - purificarsi dalla iperconnessione, appunto - può essere un beneficio non soltanto per la nostra produttività ma anche per il nostro benessere mentale.

Sottolineo che non credo che il mio articolo abbia poteri terapeutici. Se soffri di ansia e stress ti consiglio di farti aiutare da un professionista. Io stesso ho trovato immensi benefici nella terapia cognitivo-comportamentale. Il mio articolo vuole spiegare come l’ansia possa essere ridotta, non certo debellata.

Il Minimalismo Digitale può essere un metodo attraverso il quale ritornare in contatto con noi stessi. Togliendo il “rumore” e le interferenze provocate dai social, possiamo riscoprire la nostra interiorità, ascoltarci meglio. Certo, a molti questo fa paura. Il silenzio e il vuoto spaventano. La FOMO imperversa non appena ci disconnettiamo. Eppure staccare la spina ha aiutato grandi politici, sportivi e artisti ben prima dell’avvento dei social. Georgia O’Keeffe, superba pittrice statunitense, sentì il bisogno di fuggire dalla calca e dalla movida di New York per riscoprire la solitudine. Anche lei avrebbe potuto provare la FOMO. Domandarsi in maniera assillante cosa si stava perdendo con la sua fuga dalla Grande Mela. Eppure ella arrivò a dire “Nell’essere soli c’è una sorta di libertà”.

Certo, non ti dico di fare come lei e andare nel deserto messicano con una tenda (salvo che tu non lo voglia). Ti chiedo solo di domandarti: staccarti dalla tua connessione ti renderebbe più solo o forse più libero?

L’impatto dei social sulla salute mentale

Uno dei principali esponenti del Minimalismo Digitale è senza dubbio Cal Newport, il professore di informatica che ho avuto modo di citare nel mio articolo sulle distrazioni. Ti consiglio di leggere i suoi testi o ascoltare le sue conferenze.

Il Minimalismo Digitale non demonizza la tecnologia né il beneficio che le piattaforme possono avere sulla nostra vita. Il punto focale di tale filosofia è evitare le distrazioni digitali di qualità infima, il vaso di Pandora di stimoli - spesso poco nutrienti, come reel o short video tutti uguali o demenziali - che affollano la nostra mente. Tramite il Minimalismo Digitale noi possiamo frenare quella che è, a tutti gli effetti, una dipendenza comportamentale. Possiamo tornare a usare internet in base ai nostri veri bisogni e interessi. Possiamo lavorare di nuovo sulla nostra soglia di attenzione che - proprio a causa dell’abitudine di fagocitare video brevi - si è sostanzialmente ridotta. E con essa la capacità di studiare, concentrarsi su qualcosa. Lo sapevi che un sondaggio della National Assessment of Educational Progress fatto poco prima della pandemia mostrava un declino spaventoso di giovanissimi che leggono per puro divertimento (dal 35% al 17%)?

Ma, visto che parlavamo di ansia, come fanno i social media a impattare la nostra salute mentale? Innanzitutto il solo fatto che l’uso del cellulare sia una dipendenza comportamentale è sicuramente una abitudine tossica sulla quale ti invito a riflettere. La stessa FOMO che ho già citato e che già conoscerai - quindi quel senso di ansia non appena ti disconnetti, che ti porta a pensare che stai perdendo qualcosa di importante - ha un forte impatto sulla tua salute mentale.

Inoltre i social media funzionano un po’ come le ludopatie. Quelle belle notifiche rosse che vediamo nelle nostre app sono rinforzi positivi e rilasciano dopamina. Questo alimenta il senso di dipendenza, ma anche di ansia e depressione. Disagi che sono legati proprio a questa esperienza di continuo legame con l’app. Esperienza in cui appaltiamo la nostra felicità e il nostro senso di soddisfazione a quanti like riceviamo a una foto che continuiamo a tenere monitorata.

Il McLean Hospital, centro statunitense che si occupa di salute mentale, ha pubblicato un interessante articolo citando la psicologa Jacqueline Sperling. La dottoressa ha spiegato come le app ci portino sempre a confrontarci con gli altri. E questo continuo paragone con le vite degli altri - che ci appaiono sempre migliori della nostra, anche se sappiamo bene che sono artefatte e filtrate - può demotivarci.

Quante volte scrollare le bacheche e i profili delle persone ti ha fatto sentire da schifo?

Prova il Minimalismo Digitale

Se riconosci te stesso in questi effetti negativi dell’uso dei social, forse il Minimalismo Digitale può essere la risposta. Gli studi di Newport e le esperienze dei suoi lettori hanno dimostrato che non è vero che scollegandosi si perdono contatti o lavoro. Ci sono persone che lavorano sul web che, anche usando meno i social, hanno continuato il loro business. E Newport stesso racconta di come non ha perso nessuno dei suoi amici staccando la spina.

Io non voglio dirti che il Minimalismo Digitale sia la risposta a tutti i tuoi problemi. Voglio, altresì, invitarti a fare introspezione su te stesso.

Innanzitutto leggendo questo articolo ti sarai già accorto se hai tendenza ad essere un tech addict. E, se questa condizione ti fa soffrire, ora sai che il Minimalismo Digitale è una potenziale soluzione. Prima di metterti “a dieta” dalla connessione, può essere utile interrogarsi su cosa ti rende così difficile posare il cellulare. Puoi fare dei brevi periodi di prova. Riducendo gli usi dei social alla sola serata, o alternando i giorni in cui sei connesso. Potresti provare così, senza fare nulla di radicale sin dal principio, e segnarti i benefici che provi dopo aver fatto decrescere il tuo digital use.

Potresti studiare le opinioni di esperti come Newport ma anche usare la tua stessa creatività per trovare strategie. Cosa puoi fare per iniziare un decluttering tecnologico?

Il punto, lo ribadisco, non è considerare internet un male. Il punto è minimizzare il modo in cui internet ti inquina, ti bombarda, di distrae, ti fa soffrire. E aumentare le occasioni in cui internet ti aiuta, ti informa, ti istruisce, ti supporta.

Consiglio pratico: smonta le tue scuse, una per una

Qualche consiglio pratico su come debellare la dipendenza dai social media viene proprio da Newport. La chiave è: passa in rassegna le scuse che usi per usare lo smartphone continuamente e smontale una per una.

Per esempio: se dici a te stesso che senza social media non saresti informato su quello che succede nel mondo o nel tuo settore, prova a domandarti se l’informazione che fruisci è davvero di qualità. Magari hai bisogno di meno ore di consultazione delle notizie durante la settimana. Magari puoi dedicarti solo ai contenuti degli esperti del settore anziché bombardarti di post generici che trovi sul web.

Se dici a te stesso che senza social media rimarresti scollato dai tuoi cari, prova a chiederti quante volte potresti alzare il telefono anziché usare le chat. Quante volte potresti andare a bussare a casa di un tuo amico o familiare.

Se dici a te stesso che senza social media non potresti fare networking utile al tuo lavoro, prova a domandarti in che modo stai facendo networking e quando è l’ultima volta che sei andato a una conferenza, a una fiera, a un evento. In cui hai stretto mani, pranzato e scambiato biglietti da visita.

Come vedi si tratta di un esercizio stimolante che ti aiuterà a smontare molte tue credenze sull’importanza dei social. Potrai pian piano purificarti e no, non servirà piantare una tenda nel deserto.

Basteranno miglioramenti alla propria routine, alle proprie abitudini.

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