Come fare un colloquio di lavoro perfetto

Come fare un colloquio di lavoro perfetto

La piramide dei bisogni

Una settimana fa ho ricevuto un feedback sui miei articoli che non mi aspettavo. Sono piuttosto fiero, dico la verità, degli articoli che scrivo! Mi piace spaziare fra vari argomenti, dare consigli pratici e ispirare uno stile di vita incentrato sul benessere. Ma una settimana fa, dicevo, un feedback mi ha totalmente spiazzato. Il figlio di una mia amica, giovane e appena laureato, mi fa: “Tu parli sempre di come meditare, come risparmiare, come gestire il tempo libero. Ma a me, prima ancora di tutte queste cose, servirebbe trovare un lavoro!”. Effettivamente il mio giovane amico mi ha fatto notare che ognuno di noi è a un livello diverso della Piramide dei Bisogni di Maslow. E se voglio davvero aiutare il prossimo, devo pensare a tutti. Anche a chi, nella suddetta piramide, si trova ancora al livello del bisogno primario: trovare un’occupazione.

Per questo ragazzo e per te che stai leggendo, ecco un articolo che non dico che ti aprirà le porte di tutte le aziende ma… ti aiuterà a risultare vincente ed efficace nei colloqui di lavoro!

Il colloquio di lavoro perfetto

Una job interview è una fase delicatissima, per tutti. Per chi fa application e si trova al primo impiego, o sta invece cercando di cambiare azienda e girare pagina. Ma anche per l’azienda stessa, che in pochissimo tempo deve capire se la persona che ha davanti è quella giusta.

Al tuo colloquio di lavoro dovrai mostrare la tua personalità, ma allo stesso tempo far sì che la tua personalità corrisponda in toto a quello di cui la azienda ha bisogno. Ecco dunque qualche consiglio pratico:

  1. Conosci bene la azienda con cui ti stai candidando. Lo so che può capitare, soprattutto in momento di crisi, di mandare il CV un po’ a tutti, random. Ma quando si viene chiamati per una interview è bene essere preparatissimi sulla azienda che ci intervisterà. E questo sia per dimostrarsi davvero interessati e attenti, sia per rispondere ad alcune delle domande. Perché sì, arriveranno le domande tipo: “cosa sai di noi?”, “perché ti stai candidando proprio con noi”? Ogni azienda che si rispetti ha un sito. Studialo! Studia quello che fanno e, più che la loro storia, la mission e il value.
  2. Gestisci bene il modo in cui ti presenti. Dovrai arrivare puntuale. Dovrai armarti di una grande energia, di una grande positività che dovrai essere in grado anche di trasmettere. E poi? Un bel sorriso. Non dimenticarti di sorridere. Strette di mano sicure e ferme. Un CV che contenga foto formali e professionali (una azienda con cui collaborai come consulente mi raccontò di persone che nel CV mettevano le loro foto al mare!). E, infine, sfoggia il tuo abito migliore. Sì, questo è un punto dolente anche per me. Con una altra società con cui collaborai, mi trovai a discutere con il responsabile delle Risorse Umane. Io dissi che avevo recentemente comprato una cravatta a tema Snoopy in un mercatino dell’antiquariato, e chiesi al manager cosa avrebbe pensato se mi fossi presentato a un colloquio con tale cravatta. Il manager mi disse che sarei stato scartato. “Perché? - ho risposto io - Con la cravatta sarei stato in grado di esprimere la mia personalità, dimostrare che sono una persona originale e anche far nascere uno spunto di conversazione! Quindi la cravatta è ottima, no?” La sua risposta però mi ha aperto gli occhi. Un colloquio di lavoro, mi ha spiegato, non è una occasione di socialità in cui serve far risaltare il proprio io o rompere il ghiaccio. Bisogna essere formali, neutri e standard. Anche perché non si sa mai chi si ha di fronte. Mettiamo che il capo che deve assumermi odia Snoopy perché gli ricorda la sua ex moglie? La mia cravatta, non neutra, mi farebbe perdere punti. Insomma: eleganza e formalità.
  3. Gestisci bene il tempo. Devi avere due livelli di energia pronti a sprizzare fuori dalla tua anima. Uno esplosivo e uno che ti tenga costantemente attivo. Dovrai essere pronto sia allo scatto che alla maratona, insomma. Perché? Perché da un lato dovrai essere pronto alla 90 seconds rule. Devi sapere, cioè, che all’intervistatore basteranno novanta secondi per avere un’idea di te (e sta a te fare in modo che non sia falsata da impressioni sbagliate). Quindi all’inizio dovrai giocarti tutte le tue carte di persona estroversa e dominante. Allo stesso modo, passati quei novanta secondi, dovrai comunque fare appello al resto dell’energia. Perché un colloquio dura in media quaranta minuti e per tutti i quaranta minuti dovrai essere vigile. Non potranno esserci cali di tensione che potrebbero mandarti nel pallone o farti sbagliare qualche domanda. Di norma, comunque, se un colloquio ha una durata consistente vuol dire che la azienda ci trova interessanti. Un colloquio dove si viene subito liquidati non è mai un buon segno.
  4. La comunicazione. Ricorda che esistono sempre tre componenti comunicative. Verbale (quello che diciamo), Paraverbale (come lo diciamo, le nostre pause, il tono della voce), Non Verbale (quello che esprimiamo con il corpo, dove mettiamo le braccia, dove posiamo lo sguardo). Ecco, ricorda che il tipo di comunicazione Verbale è quello che conta di meno! Sì, anche a un colloquio. Quindi dovrai lavorare sul linguaggio del corpo. Mostrati rilassato quando ascolti le domande, non sedere in punta di sedia ma abbandonati allo schienale. Quando parli, mostrati coinvolgente. Guarda tutti i presenti negli occhi e gesticola quanto basta per affabulare. Se vuoi, fatti aiutare da un amico prima della interview vera e propria per fare qualche prova. Non parlare troppo piano né troppo forte ma usa un tono caldo, sicuro.

E sorridi, sempre.

Riepilogo: il tutto sta nel fare una buona impressione

Nell’articolo di oggi ti ho parlato di come gestire un colloquio di un lavoro. Come essere preparato sia a livello di contenuti e di energie (e dunque sapere cosa dire e come dirlo) sia a livello di presentazione di se stessi (dunque come muoversi, come vestirsi, come interagire con gli intervistatori).

In linea di massima, comunque, devi essere pronto a tutto. Le “vecchie volpi” del mondo HR potrebbero farti anche domande atipiche che per loro sono test. Potresti sentirti chiedere cose come “Se tu fossi un mattone nel muro, che tipo di mattone saresti e perché?”

Non farti prendere dal panico. Datti il tempo per pensare e non rispondere mai di getto. E mostrati proattivo e a tuo agio anche nelle situazioni più scomode. Potrebbero farti domande in cui ti chiedono di parlare in un certo modo dei tuoi studi, della tua università, del tuo vecchio lavoro, del tuo vecchio capo. Non lasciare che nessun inciampo o situazione indecifrabile butti giù la tua energia. Fino all’ultimo minuto dovrai dare il meglio di te.

Infine: lascia gli intervistatori con qualche domanda per far vedere che ci tieni sul serio a quel lavoro (di solito saranno proprio loro a proporti di fare una domanda finale). Non mostrarti avido di informazioni solo sul salario, ma mostrati interessato al tuo futuro nell’azienda!

1 di 6